Cosa è?
Con il termine “trattenimento scolastico” si fa riferimento alla permanenza straordinaria del bambino con disabilità o fragilità del neurosviluppo per un anno in più al ciclo di studi.
Nel mio lavoro mi capita spesso di ricevere dalle famiglie la richiesta di un possibile trattenimento scolastico dei loro figli alla scuola dell'infanzia prima del passaggio alla scuola primaria.
Quadro normativo
L’obbligo scolastico parte dall’anno in cui i bambini compiono 6 anni. Ciò non vuol dire però che tutti, qualunque sia la loro situazione, debbano entrare in una classe.
L’art. 114, comma 5, del D.Lgs. 297 del 1994 prevede la possibilità di deroga per motivi di salute o altri impedimenti gravi, come nel caso di una condizione di disabilità.
Le note del Ministero (la n. 547 del 2014 e la n. 4855 del 24 luglio 2015) offrono la possibilità della permanenza all’infanzia in casi particolari, con alcune limitazioni per evitare abusi. La nota ministeriale sulle iscrizioni per il 2026/27 (n. 100847 del 17 dicembre 2025) ribadisce che si può fare solo su richiesta della famiglia, in casi documentati e in via del tutto eccezionale.
È quindi possibile trattenere i bambini alla scuola dell’infanzia in caso di disabilità o di esigenze educative speciali, al massimo per un anno scolastico.
L'iter
L’iter per attivare il trattenimento scolastico parte da una richiesta formale della famiglia del bambino, che è responsabile dell’obbligo scolastico del minore.
La richiesta da sola non basta. Serve un confronto con tutti coloro che seguono il bambino: gli insegnanti, il GLO (Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione) e l’équipe di referenti e operatori che lo segue nel suo percorso medico-riabilitativo.
È importante che ci sia una condivisione, anche attraverso una relazione scritta, che attesti i vantaggi di questa scelta.
La decisione finale spetta al Dirigente Scolastico della scuola dell’infanzia, in accordo con la famiglia e sentito il team dei docenti.
In questo percorso i tempi sono un aspetto fondamentale di cui tenere conto. Il trattenimento va comunicato entro la scadenza delle iscrizioni alla primaria, di solito tra gennaio e febbraio. Meglio muoversi con largo anticipo.
Le modalità possono cambiare un po’ da territorio a territorio. Quindi è bene sempre alla scuola come funziona dalle vostre parti.
Obiettivo del trattenimento
L’obiettivo del trattenimento è quello di permettere ai bambini con disabilità o fragilità del neurosviluppo di raggiungere un livello adeguato di apprendimento e di benessere psicologico, prima del successivo passaggio alla scuola primaria.
Se la Neuropsichiatria Infantile esprime parere sfavorevole?
Se il referente della presa in carico presso la NPIA esprime il suo dissenso, la sua posizione non basta a bloccare il trattenimento. Tuttavia il Dirigente Scolastico non dovrebbe rimanere indifferente. Dovrebbe tenerne conto e, se serve, fare degli approfondimenti.
Note personali sull’argomento
Questa scelta non è necessaria per tutti i bambini, ma non è nemmeno un male da escludere a priori.
È molto importante che non venga vista come una “scorciatoia” per ritardare l’ingresso nella scuola dell’obbligo. Dovrebbe essere una scelta eccezionale e ben motivata nel PEI (Piano Educativo Individualizzato) del bambino. E’ opportuna una valutazione caso per caso.
In linea generale, quando mi capita di essere coinvolta nella scelta per i “miei” bambini, cerco di analizzare benefici e criticità da diversi punti di vista.
Rispetto al bambino:
Il trattenimento può portare a un miglioramento reale degli apprendimenti, che alla primaria non raggiungerebbe? La scuola dell’infanzia può offrire tempo prezioso per far maturare le competenze funzionali, in particolare motorio-prassiche, grafomotorie e visuo-spaziali, indispensabili per la letto-scrittura.
Aiuterebbe il bambino a regolarsi meglio dal punto di vista emotivo e comportamentale? L’ambiente di gioco dell’infanzia può ridurre la frustrazione nei bambini più fragili nell’autoregolazione.
Gli darebbe un’esperienza di efficacia? Eviterebbe un ingresso troppo precoce alla primaria, che rischierebbe di tradursi in fallimenti ripetuti e bassa autostima.
Potrebbe creare un gap di sviluppo fisico e di interessi con i compagni, che all’infanzia sono più piccoli? È una considerazione da non sottovalutare, perché potrebbe portare a isolamento e a poca motivazione.
Rispetto alla famiglia:
La scelta alleggerisce preoccupazione e ansia? Un anno in più all’infanzia può dare ai genitori il tempo di prepararsi alla scuola dell’obbligo.
Oppure aumenta lo stress? Potrebbe essere vissuta come una conferma formale della disabilità del figlio.
Rispetto alla scuola: Permette alla primaria di accogliere il bambino con più autonomia personale e relazionale?
Rispetto alla rete terapeutica: Dà all’équipe un anno in più per definire i supporti assistenziali ed educativi adeguati, prima del passaggio di ciclo?
Pro o contro?
Dopo tutte le domande che mi pongo per ciascuno dei bambini che ho in carico come TNPEE, e le cui famiglie chiedono il trattenimento, non ho una posizione netta né a favore né contro.
La risposta, come spesso accade, è dipende: dipende dal funzionamento del bambino, dalla collaborazione con la famiglia e con la scuola.
A me è capitato di essere stata la prima a sostenerlo per alcuni bambini, perché un anno in più nell'ambiente della scuola infanzia poteva effettivamente portare miglioramenti al bambino e poteva dare continuità al lavoro che era stato fatto fino a quel momento.
In altri casi mi è capitato di sconsigliarlo perché l'ambiente maggiormente strutturato della scuola primaria poteva essere un ulteriore aiuto alle difficoltà del bambino in questione.
E voi, genitori, colleghi e maestre, cosa ne pensate?
Aspetto curiosa le vostre risposte.
Attenzione:
Le informazioni di questo articolo sono generali.
Per il vostro caso, parlatene con la scuola e con il servizio che segue il bambino.